Muzio Scevola

Caio Muzio Scevola (lat. Caius Mucius Scaevola) fu un aristocratico romano del VI secolo a.C. La sua leggenda è legata all’attacco subìto da Roma nel 508 a.C. da parte dell’esercito etrusco del re Porsenna. Infatti, dopo aver combattuto contro Orazio Coclite sul ponte Sublicio, gli Etruschi continuarono a tenere Roma sotto assedio, finché iniziarono a scarseggiare le scorte di cibo per i Romani.

Fu a questo punto che l’aristocratico Caio Muzio Cordo decise di uccidere il re nemico. Si recò così all’accampamento degli Etruschi, ma lì, essendo il re e il suo segretario vicini e vestiti in modo simile, il giovane commise un errore e uccise il segretario, scambiandolo per il sovrano. Fu subito catturato e interrogato da Porsenna, al quale rispose affermando che anche se lui aveva fallito, sarebbero arrivati altri giovani dopo di lui per compiere la stessa missione. A questo punto il re minacciò di bruciarlo ma il giovane, per dimostrargli che non temeva affatto le sue minacce, mise egli stesso la mano destra su un braciere e non la rimosse finché non fu totalmente consumata. Per questo gli fu dato il soprannome “Scaevola”, che in latino significa “mancino”. Impressionato da questo gesto, Porsenna lo liberò e acconsentì a trattare una pace con i Romani.

Dalla leggenda di Muzio Scevola deriva una nota espressione, molto comune nel parlare moderno, che si usa quando si è particolarmente sicuri di qualcosa, tanto da “metterci la mano sul fuoco”.