Anna Frank

Anne Frank (nome completo Anneliese Marie; Francoforte sul Meno 1929 – Bergen Belsen 1945) nacque a Francoforte sul Meno il 12 giugno del 1929, seconda figlia di Otto ed Edith Frank, di religione ebraica.

L’antisemitismo in Germania esisteva da secoli, ma negli anni ’20 del ‘900 gli ebrei tedeschi vivevano senz’altro una vita più che dignitosa ed erano cittadini a tutti gli effetti. Lo stesso Otto Frank apparteneva ad una famiglia molto agiata, aveva compiuto i migliori studi e, dopo aver prestato servizio con onore durante la Prima guerra mondiale, era divenuto un uomo di successo.

Quando però, nel 1933, in Germania divenne cancelliere Adolf Hitler, fortemente antisemita, la famiglia preferì trasferirsi ad Amsterdam, dove Otto avviò un’azienda e le due figlie Margot e Anne iniziarono a frequentare la scuola del quartiere.

Dopo l’invasione della Polonia nel 1939 da parte della Germania nazista (evento che segnò l’inizio della Seconda guerra mondiale), nel maggio del 1940 toccò anche ai Paesi Bassi. Con l’occupazione la vita per gli ebrei si fece estremamente difficile: persero molte delle loro proprietà, furono interdetti da molti luoghi pubblici, dovettero cucirsi una stella giudaica su tutti i vestiti, i ragazzi furono costretti a frequentare scuole separate.

Nel 1942 giunse alla famiglia Frank una lettera di convocazione per Margot per un lavoro ad est (dal quale, come i genitori temevano, molto probabilmente non sarebbe più tornata). Non c’era più tempo da perdere. Con la complicità di alcuni colleghi di Otto, i Frank si rifugiarono in un nascondiglio posto sul retro dell’edificio dell’azienda, situato al 263 di Prinsengracht. Si unirono a loro nel nascondiglio anche la famiglia Van Pels e il dentista Fritz Pfeffer, per un totale di otto persone, che restarono chiuse in quel piccolo rifugio, senza mai vedere la luce del giorno, per poco più di due anni.

Nel rifugio Anne riuscì a portare con sé un piccolo diario che le era stato donato per il suo tredicesimo compleanno. Qui la ragazza riportò, sottoforma di racconto ad un’amica immaginaria di nome Kitty, tutti i suoi pensieri, le sue angosce e le sue speranze, rivelandosi una ragazza straordinariamente ottimista e fiduciosa, nonostante la situazione drammatica in cui era costretta a vivere e della quale immaginava già la conclusione.

È anche grazie alle pagine del suo diario che oggi sappiamo come trascorrevano le giornate all’interno del rifugio, dove i rapporti tra le due famiglie non erano sempre facili e non pochi erano anche i contrasti tra Anne e sua madre. Nelle ore del giorno si stava in silenzio, facendo attenzione a non fare il minimo rumore a causa della presenza dei dipendenti negli uffici dell’azienda. Erano attese con ansia le visite dei loro pochi amici, gli impiegati che li avevano aiutati a nascondersi, i quali giornalmente portavano loro del cibo e notizie, mai rassicuranti, su quanto accadeva fuori.

Nell’agosto del 1944 il nascondiglio venne scoperto e tutti i rifugiati vennero arrestati e deportati poco dopo al campo di concentramento di Auschwitz, dove Otto Frank, inviato nel settore maschile, fu separato per sempre dalla moglie e dalle due figlie.
A novembre Margot e Anne furono allontanate anche dalla madre Edith e deportate nel campo di Bergen Belsen.
Edith, rimasta ad Auschwitz, morì di denutrizione in gennaio, mentre le figlie a Bergen Belsen contrassero il tifo esantematico e morirono, a pochi giorni l’una dall’altra, nel marzo del 1945.

Ad Amsterdam la giovane Miep Gies, una degli impiegati che avevano aiutato le due famiglie a nascondersi, ritrovò il diario di Anne e lo custodì fino a restituirlo al padre, l’unico degli otto rifugiati sopravvissuto ai campi di sterminio.

Il diario venne pubblicato nel 1947 con il titolo Het Achterhius (“Il retrocasa”), inizialmente omettendo alcune parti considerate troppo private. Fu tradotto in più di sessanta lingue e negli anni ha ispirato una grande quantità di trasposizioni teatrali e film.

Il nascondiglio dove i Frank, i Van Pels e il dentista Pfeffer vissero dal ’42 al ’44 è oggi una casa museo, aperta al pubblico, appartenente alla Fondazione Anna Frank.