Placito Capuano

Il Placito Capuano risale al 960 d.C. e riporta la prima di quattro sentenze emanate dal giudice capuano Arechisi tra il 960 e il 963 (dette Placiti Cassinesi).

Si tratta del verbale di un processo che vedeva contrapposti i monaci del monastero di Montecassino e un tale Rodelgrimo d’Aquino. Quest’ultimo pretendeva che gli venissero riconosciute alcune terre che i monaci occupavano, secondo lui, in modo abusivo.

La sentenza, tuttavia, favorì proprio loro poiché, per una legge – all’epoca ancora vigente – emanata nel 754 dal re dei Longobardi Astolfo, il fatto che da più di trent’anni i monaci occupassero quelle terre era sufficiente come titolo di possesso.

“sao ko kelle terre, per kelle fini que ki contene, trenta anni le possette parte sancti Benedicti”

(“so che quelle terre, entro quei confini che qui si descrivono, trent’anni le ha tenute in possesso il monastero di San Benedetto”)

Il testo fu trascritto principalmente in latino, ma al momento della testimonianza di alcuni chierici la verbalizzazione fu fatta in volgare, cioè nella lingua da questi utilizzata. Tale scelta, probabilmente, fu dettata dal bisogno di rendere comprensibile a tutti il contenuto della sentenza.

Questo importantissimo documento, considerato l’atto di nascita della lingua italiana, è custodito ancora oggi all’interno del monastero di Montecassino.