Indovinello Veronese

L’indovinello veronese risale al IX secolo d.C. e fu scritto da un copista ignoto. Si trattava di un appunto a lato di un documento ufficiale, tuttora custodito nella Biblioteca Capitolare di Verona.

Rappresenta una delle prime testimonianze scritte dell’italiano volgare.

“Se pareba boves,
alba pratalia araba
et albo versorio teneba
et negro semen seminaba.”

(“Spingeva davanti a sé i buoi, arava i bianchi prati e aveva un bianco aratro e seminava un nero seme”)

La soluzione dell’indovinello è l’atto stesso della scrittura da parte dell’amanuense. I buoi, infatti, simboleggiano le dita della mano, mentre i bianchi prati e il bianco aratro si identificano rispettivamente con i fogli bianchi e con la penna d’oca. Infine, il nero seme è l’inchiostro che serve a comporre le parole.