Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio (Certaldo 1313 – 1375) nacque a Certaldo, vicino Firenze, nel 1313, figlio illegittimo del mercante Boccaccio di Chiellini. Questi lo inviò, ancora molto giovane, a Napoli per fare pratica mercantile. Qui il ragazzo ebbe la possibilità di frequentare gli ambienti di corte, entrando così in contatto con un ambiente molto fastoso e molto attivo anche dal punto di vista culturale. Proprio qui, infatti, iniziò ad appassionarsi alla letteratura e alla poesia.

Molto rilevante in questo periodo napoletano fu anche la relazione che ebbe con “Fiammetta”, il suo grande amore giovanile (si trattava probabilmente di Maria dei conti d’Aquino, figlia naturale, illegittima, del re Roberto d’Angiò) che, volubile, lo lasciò improvvisamente dopo un periodo di grande intensità.

Nel frattempo, purtroppo, a causa del fallimento di alcune banche, suo padre si trovò in grandi difficoltà economiche, che costrinsero Giovanni a raggiungerlo a Firenze. Qui dovette fare i conti con una situazione economica molto più modesta, che non gli impedì di dedicarsi comunque alla letteratura: in questo periodo compose infatti molte opere, tra cui il Ninfale d’Ameto (1341-42), la Fiammetta (1343-44) e il Ninfale Fiesolano (1344-46).

Nel 1348 ci fu a Firenze una terribile epidemia di peste, che causò la morte di moltissime persone, tra cui il padre di Giovanni. La peste del ’48 contribuì però ad ispirarlo per la composizione della sua opera maggiore, il Decameron, che scrisse tra il 1349 e il 1351.

Nel 1350 conobbe Francesco Petrarca, di cui era un grande ammiratore. Lo incontrò poi l’anno seguente, quando il comune di Firenze lo inviò ad offrirgli una cattedra all’università, che Petrarca rifiutò. A questo incontro ne seguirono solo pochi altri (nel 1359 e nel 1363), ma i due continuarono ad intrattenere una corrispondenza che si interruppe solo con la morte di Petrarca.

Povero e di salute cagionevole, Boccaccio continuò a dedicarsi alla letteratura, tanto che nel 1373 fu incaricato di leggere e commentare pubblicamente la Commedia di Dante (fu proprio lui il primo a definirla divina).

Si ritirò infine nella sua casa di Certaldo, dove morì nel 1375.

Decamerone (Decameron)

Dal greco δεκα ημερων (“di dieci giorni”), il Decameron – o Decamerone – è l’opera maggiore del toscano Giovanni Boccaccio. Fu composta tra il 1349 e il 1353 e consiste in una raccolta di cento novelle inserite all’interno di una cornice (cioè una “storia” che contiene tutte le altre): durante l’epidemia di peste esplosa a Firenze nel 1348, un gruppo di dieci giovani, sette donne e tre uomini, decide di andare via dalla città e spostarsi per un periodo in campagna. Qui ogni giorno, per dieci giorni, ognuno di loro racconta una novella, e alla fine di ogni giornata l’intero gruppo danza e canta una ballata.

Ogni giorno viene eletto un re o una regina che ha il compito di coordinare le attività del gruppo e che sceglie la tematica che tutte le novelle dovranno seguire. Solo in due giornate, la prima e la nona, le novelle sono a tema libero, mentre le altre sono così scandite:

  • nella seconda giornata si raccontano avventure finite bene;
  • nella terza si parla dell’ottenimento di qualcosa che si è desiderato a lungo;
  • nella quarta giornata si raccontano amori finiti male;
  • la quinta è dedicata agli amori a lieto fine;
  • nella sesta giornata si narra di come alcune battute di spirito possano tirar fuori dai guai;
  • la settima giornata si concentra sulle beffe delle mogli ai danni dei mariti;
  • nell’ottava si racconta invece di ogni genere di beffa;
  • nella decima giornata, infine, si tratta il tema della generosità e della cortesia.

Nel Proemio Boccaccio indica le donne come principali destinatarie del Decameron, che proprio a loro è dedicato. Lo scopo dell’opera è principalmente quello dell’intrattenimento: notiamo infatti che non v’è alcun intento moralistico all’interno delle novelle e che i temi trattati hanno sempre a che fare con le vicende terrene degli uomini e con gli atteggiamenti, più o meno corretti, che li caratterizzano. Per questo motivo, ma soprattutto per la presenza di contenuti decisamente troppo licenziosi a quell’epoca, l’opera non ebbe vita facile.

Nonostante un personaggio illustre come Pietro Bembo, nelle sue Prose della volgar lingua (1525), lo avesse definito un esempio per quel che riguardava la produzione in prosa, il Decameron fu inserito, nel 1559, nell’ Indice dei libri proibitivoluto da papa Paolo IV. La sua circolazione continuò comunque, sia in una versione censurata che, clandestinamente, in quella integrale.

Ad oggi è una delle opere maggiormente conosciute e studiate, uno dei pilastri della nostra letteratura, e il suo autore è considerato una delle Tre Corone (assieme a Dante Alighieri e a Francesco Petrarca) del Trecento letterario italiano.