Chiara Matraini

Nata a Lucca nel giugno del 1515 (Lucca 1515 – 1604) da una famiglia di ricchi tintori, Chiara Matraini assistette alla perdita di prestigio della sua casata a seguito della Rivolta degli Straccioni del 1531, a cui presero parte lo zio Rodolfo e il fratello Luiso. Il 1531 fu anche l’anno delle sue nozze con Vincenzo Cantarini, cui era stata promessa l’anno precedente e a cui nel 1533 diede un figlio, Federigo.

Ebbe grande notorietà soprattutto dagli anni ’40 del secolo quando, già vedova, intrecciò una relazione adulterina con Bartolomeo Graziani, genero del famoso umanista e storico lucchese Gherardo Sergiusti. A questa scandalosa relazione dedicò la prima edizione delle sue Rime (1555), un volume estremamente importante soprattutto perché rappresentò l’esordio di Chiara sulla scena letteraria, nel quale seppe dimostrare tutta la sua abilità di rimatrice, aderendo perfettamente a quel modello petrarchesco che era stato indicato da Pietro Bembo (“Prose della volgar lingua”, 1525) come il miglior punto di riferimento per quanto riguarda la produzione lirica.

In perfetto stile petrarchesco, infatti, Matraini compone un vero e proprio canzoniere, coerente per forma e tematiche con quello del grande autore del Trecento, come si nota, ad esempio, dall’uso prevalente del sonetto rispetto agli altri metri e dallo sviluppo del tema dell’amore, che parte con il momento dell’innamoramento e si conclude con la morte prematura dell’amato. L’ispirazione si deve senz’altro alla sua storia d’amore con Graziani, il quale era stato effettivamente assassinato poco tempo prima in circostanze misteriose. 

Il canzoniere della Matraini consta di ben 99 componimenti, seguiti da un’epistola e un’Orazione in lode dell’arte della guerra. I componimenti si dividono in una parte in vita – la più ricca, circa l’80% dei testi – e una più breve in morte dell’amato, con una cesura che ha luogo intorno al sonetto LXXX. I testi precedenti sono a loro volta divisibili in quattro sezioni, che rappresentano quelle che furono le fasi della relazione dell’autrice con Graziani: 

  • dal II al XIV si parla dell’innamoramento;
  • dal XV al XXV si procede a un elogio dell’amato;
  • dal XXVI al LXI si affronta il tema della lontananza;
  • dal LXII al LXXIX abbiamo una serie di componimenti d’occasione,  rivolti in molti casi ad un’amica.

Dal testo LXXX, come già accennato, ha inizio la sezione in morte dell’amato, che vede prevalere il tema del lamento per i primi nove testi e una serie di versi religiosi negli ultimi undici.

Estremamente importante, per una maggiore comprensione dei testi della Matraini, è il sonetto introduttivo al canzoniere: qui l’autrice introduce quello che ne sarà il tema principale, il suo amore per Bartolomeo Graziani, motivo ispiratore dell’opera. Già dalla prima quartina procede ad elencare le doti dell’amato: la bellezza, la virtù, gli onori. 

Da subito dichiara di cantare soltanto l’amore per quell’uomo, che definisce il suo “Sole”, un appellativo che, leggendo i versi amorosi delle autrici di questo periodo (una su tutte è Vittoria Colonna, per la quale Chiara nutriva una profonda stima e che omaggiò in diversi dei suoi componimenti), capita spesso di incontrare. 

Su come si svolse la vita di Chiara Matraini nei decenni successivi alla pubblicazione delle Rime non si sa molto, se non che soggiornò a Genova per qualche anno negli anni ’60 del secolo ed ebbe una dura controversia giudiziaria con suo figlio per una questione riguardante la dote, il cui esito non è noto.

Sulla scena letteraria riapparve solo negli anni ’80, con una produzione dal contenuto profondamente mutato. Di questo decennio sono infatti le sue tre opere in prosa di argomento religioso: le Meditazioni Spirituali (1581), le Considerazioni sopra i sette salmi penitenziali del gran re e profeta David (1586) e il Breve discorso sopra la vita e laude della Beatissima Vergine e Madre del Figliuol di Dio (1590). 

L’aspetto maggiormente degno di nota nell’opera di Chiara Matraini è il rimaneggiamento che lei stessa compie sulle sue rime giovanili, arrivando a pubblicarle altre due volte  nel 1595 e nel 1597, a distanza di ben quarant’anni dalla prima edizione. 

In queste due nuove raccolte le modifiche effettuate sono evidenti: cambia il numero dei componimenti (dai 99 del 1555 si passa a 77 nel 1595 e a 87 nel 1597), cambiano molti dei componimenti stessi, aumentano le prose (per lo più epistole), ma soprattutto cambia radicalmente il contenuto. Certamente influenzata dall’avanzare dell’età (nel 1595 ha ben 80 anni, il doppio rispetto a quando pubblicò le sue prime Rime) e da quella che è stata la sua produzione negli ultimi anni, rielabora il suo canzoniere conferendogli un taglio diverso, incentrato su un amore che non è più terreno ed erotico, bensì è divino e vede il trionfo della vita eterna: rispetto alla prima edizione, infatti, diminuiscono vistosamente le rime più passionali e si intensificano quelle spirituali.

Dopo una vita straordinariamente lunga per quel periodo, Chiara morì a Lucca nel 1604, all’età di 89 anni, e fu sepolta in una cappella che lei stessa si era fatta costruire anni prima nella chiesa di Santa Maria Forisportam. 

Bibliografia

  • Rime e lettere di Chiara Matraini, edizione critica a cura di Giovanna Rabitti (1989)
  • Per lettera. La scrittura epistolare femminile tra archivio e tipografia, secoli XV-XVII a cura di Gabriella Zarri (1999)
  • Chiara Matraini. Selected poetry and prose, a bilingual edition a cura di Elaine Maclachlan (2007)