Meccanismo

Il termine meccanismo individua un ente che ha i connotati costruttivi, la mobilità, la capacità di trasmissione di moto, forza, energia, presenti nella definizione di macchina. Il complesso di più meccanismi collegati fra loro costituiscono una macchina.

In effetti macchina e meccanismo potrebbero essere considerati in tutto e per tutto sinonimi. Di fatto, in Meccanica Applicata l’uso dei termini riflette non tanto una distinzione, quanto piuttosto una preferenza, individuando con il termine meccanismo i levismi ed i sistemi articolati omogenei, e con macchina i dispositivi e le architetture più complesse, formate magari da più meccanismi; nel dominio delle macchine a fluido, invece, dove tra i vari membri è presente un fluido come agente essenziale per la trasmissione dell’energia, è usuale parlare di macchine e non di meccanismi per individuare turbine, pompe, compressori e via dicendo.

Una distinzione potrebbe nascere appunto dalla presenza o no, della vicenda energetica di un fluido, quale scopo primario perseguito. In effetti, nei meccanismi la trasmissione di moto e forza può essere fine a se stessa, mentre nelle macchine essa è in un certo qual modo asservita all’energia; in definitiva, si può dire che il meccanismo realizza leggi di trasmissione di spostamenti e forze coinvolgendo ed impegnando energia, mentre la macchina a fluido realizza leggi di trasmissione di energia coinvolgendo ed impegnando spostamenti e forze.

In base alla disposizione degli assi di rotazione delle coppie i meccanismi si possono suddividere in:

  • meccanismi piani: quando gli assi di rotazione delle coppie sono tutti paralleli fra loro;
  • meccanismi sferici: quando gli assi di rotazione delle coppie sono concorrenti in un punto;
  • meccanismi spaziali: quando gli assi di rotazione delle coppie sono comunque disposti nello spazio.

Il collegamento fra due o più meccanismi può essere realizzato in serie, quando il cedente del primo è anche movente del secondo; o in parallelo, quando i diversi meccanismi abbiano in comune un unico movente o un unico cedente. Nel collegamento in parallelo, se si ha un unico movente il lavoro da esso trasmesso si ripartisce fra i cedenti dei diversi meccanismi, mentre, se si ha un unico cedente, è questo che raccoglie il lavoro che gli perviene da ciascun meccanismo.

Due meccanismi diversi si dicono cinematicamente equivalenti quando entrambi i moventi ed entrambi i cedenti hanno lo stesso identico moto.