Dagherrotipia

Si definisce dagherrotipia il procedimento fotografico utilizzato per lo sviluppo di una immagine fotografica (detta dagherrotipo). Tale procedimento fu il primo in fotografia che permise lo sviluppo permanente, ma non riproducibile di una immagine acquisita in camera oscura.

dagherrotipo natura morta Daguerre Atelier 1837 scaled
Natura morta [1] dagherrotipo del 1837, ad opera di Louis Daguerre.

Lo studio di questa tecnica fu messa a punto a partire dal 1829 dall’artista e chimico francese Louis Jacques Mandé Daguerre (da cui trae il nome) da un’idea di Joseph Nicéphore Niépce (il quale muore improvvisamente nel 1833). Solo nel 1837 la tecnica raggiunta da Daguerre fu sufficientemente matura da produrre una natura morta di grande pregio (vedi immagine al lato) utilizzando una lastra di rame con una sottile foglia di argento lucidato applicata in superficie, che posta sopra a vapori di iodio reagiva formando ioduro d’argento. Seguì l’esposizione alla camera oscura dove la luce rendeva lo ioduro d’argento nuovamente argento in un modo proporzionale alla luce ricevuta. L’immagine non risultava visibile fino all’esposizione ai vapori di mercurio. Un bagno in una forte soluzione di sale comune fissava, seppure non stabilmente, l’immagine.

Fu presentato ufficialmente al pubblico nel 1839 dallo scienziato François Arago che propose a Daguerre l’acquisto del procedimento da parte dello Stato, presso l’Académie des Sciences e l’Académie des Beaux Arts. La presentazione terminò con il seguente appunto di Delaroche:

«Per concludere, la mirabile scoperta di monsieur Daguerre ha reso un servizio immenso alle arti.»

Paul Delaroche

Successivamente Daguerre pubblicò un manuale (Historique et description des procédés du dagguerréotype et du diorama) tradotto ed esportato in tutto il mondo, contenente la descrizione dell’eliografia di Niépce e i dettagli della dagherrotipia.

Bibliografia

  1. Immagine: Louis Daguerre, Public domain, via Wikimedia Commons.
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