Leggi di Ohm

Le leggi Ohm esprimono la proporzionalità tra la differenza di potenziale elettrico applicata ai capi di un materiale conduttore e l’intensità della corrente elettrica che lo attraversa, attraverso una costante di proporzionalità detta resistenza elettrica.

Prima legge di Ohm

Se la tensione ai capi del conduttore aumenta allora si può ragionevolmente ipotizzare che aumenti anche l’intensità della corrente che attraversa il conduttore. In particolare, si può osservare sperimentalmente che in un conduttore esiste una relazione di proporzionalità diretta tra la tensione \(V\) ai suoi capi e la corrente \(I\) che lo attraversa. La proporzionalità tra tensione e corrente implica, da un punto di vista matematico, che il loro rapporto rimanga costante, ossia:

\[R=\dfrac{\Delta V}{I}=cost\]

La relazione precedente è denominata prima legge di Ohm ed è stata scoperta in modo sperimentale nel 1827 dal fisico tedesco George Simon Ohm (1789 – 1854).

Seconda legge di Ohm

La resistenza elettrica di un conduttore dipende da diversi fattori che possono essere riassunti nel seguente elenco:

  • caratteristiche e proprietà fisiche;
  • caratteristiche geometriche;
  • condizioni ambientali.

In particolare, supposte costanti le condizioni ambientali (in pratica la temperatura), la resistenza di un conduttore di lunghezza \(l\) e sezione \(S\) è espressa dalla seguente formula:

\[R=\rho\dfrac{l}{S}\]

La dipendenza dalle caratteristiche fisiche, in altre parole dal materiale, è espressa attraverso il parametro \(\rho\), denominato resistività elettrica.