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Bucchero

Bucchero

Il bucchero è un tipo di ceramica nera e lucida, spesso fine e leggerissima, prodotta dagli etruschi per la realizzazione di vasellame; è nero sia l’impasto che la superficie, che si presenta lucida e compatta. Il colore non è ottenuto per mezzo della pittura ma grazie ad un particolare procedimento di cottura in assenza di ossigeno, che impedisce le trasformazioni chimiche di ossidazione che fanno assumere la tipica colorazione aranciata ai minerali di ferro contenuti nell’argilla. L’aspetto e la forma dei vasi di bucchero sono molto simili a quelli dei più costosi vasi metallici, di cui costituivano una sorta di surrogato. Il nome deriva dal termine spagnolo bucaro, che designava una ceramica di colore nero di produzione sudamericana importata nel XVII secolo, molto simile alle ceramiche etrusche.

Bucchero etrusco

Bucchero 2

La superficie lucida era ricercata appositamente per imitare il vasellame in bronzo. Il “bucchero sottile”, leggero e lucente, viene prodotto inizialmente a Caere (Cerveteri) dalla metà del VII secolo a.C., e si diffonde dapprima nell’Etruria meridionale lungo le vie commerciali, fino a raggiungere l’Etruria Settentrionale. Questa prima produzione ha pareti molto sottili, decorazioni graffite geometriche o a ventaglietti. Col passare del tempo e l’ampliarsi della produzione ad altri centri, le pareti dei vasi si ispessiscono e iniziano ad essere decorate a cilindretto ovvero stampigliando sulla superficie un’immagine ripetitiva (ad esempio una teoria di animali reali o fantastici). Il bucchero ha amplissima diffusione tra la fine del VII e il VI secolo a.C.

A Chiusi si sviluppa una produzione di bucchero pesante: le pareti dei vasi sono molto spesse e decorate con figure a rilievo con la tecnica del cilindretto e plastiche; sovente si trovano vasi configurati, come l’oinochoe (brocca per il vino) con testa di toro del nostro museo. Al MAF è possibile ammirare l’evoluzione dai buccheri lucenti e sottili di VII sec. a.C., decorati generalmente a incisione, a quelli più tardi, più pesanti e satinati, decorati a rilievo.

Nel bucchero etrusco la forma ha più importanza di qualunque altro effetto decorativo, tuttavia fin dalla fase antica per le decorazioni si utilizzano il rilievo, le incisioni e la decorazione a stampo, che termina alla fine del VII secolo a.C., applicati agli ornamenti come ai fregi continui animalistici o con figure umane.

Bucchero 4
Kantharos, VII sec a.C. 18.39 cm (The Metropolitan Museum of Art)
Bucchero 3
Bucchero pesante, 560-500 a.C. (The Metropolitan Museum of Art). Utilizzato per miscelare vino e acqua.

Tecniche di produzione

I manufatti erano (e vengono) prodotti con argilla trattata e depurata, mista a polvere di carbone, successivamente formata al tornio, ed eventualmente incisa con decorazioni, e fatta essiccare risultando di colore grigiastro. La cottura avviene in un forno a 700-800 gradi.

Le sostanze all’interno bruciano producendo fumo in atmosfera fortemente riducente che provoca l’annerimento del pezzo per la trasformazione dell’ossido di ferrico (ematite) in ossido ferroso (magnetite) inoltre per un processo chimico il carbonio penetra nella struttura porosa della ceramica provocandone l’annerimento interno.

A raffreddamento completato il pezzo viene pulito e ulteriormente lucidato con stoffe morbide. Il controllo di questo processo di ossido-riduzione è alla base anche di tutte le produzioni di ceramiche attiche a figure nere e rosse.

Tecniche di ossido-riduzione ancora più sofisticate hanno permesso agli arabi nel IX secolo d. C. di produrre ceramiche a lustro dai riflessi color oro. Nel 500 Mastro Giorgio da Gubbio con la cottura a terzo fuoco al fumo di ginestra produsse la magia del riflesso oro e rubino ottenuti dalla riduzione di ossidi di argento e di rame.

Bibliografia

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